39 anni, stempiato, gamba cortina ma non si può dire che non cinghio. Photo by Andrea Carloni.
Porcatroia che vento! Che posto! Che regate!
Tre giorni a Riva del Garda sono ciò che un derivista vorrebbe fare ogni settimana. 56 volte l'anno. Una cronometrica "Ora" che iniziava a spingere alle 11 di mattina per ritirarsi ben oltre le 6 del pomeriggio. 20 nodi fissi, con punte a 26/28. Spettacolo puro. Brrrrrrrrrrr....brividi.
Il Comitato di Regata ad ogni partenza cerca di angolare la linea per evitare l'ammassamento in barca giuria. Ci riesce bene mappoi tutti virano immeditamente per puntare sulle rocce del "Pier". Il luogo dove il vento rinforza ancora di più, dove il costone ti "tira su", dove incroci decine di surfisti. Eppoi viri, talvolta anche sopra la layline, ma non c'è storia: chi arriva là in ritardo è fottuto! Le poppe sono una tortura, il vento vorrebbe farti decollare ma le onde, troppo corte e ripide non ti permettono di surfare a lungo. Talvolta poi (almeno a me...) la prua s'infila nella faccia d'onda trasformando il Laser in un sommergibile.
Il mio bilancio è positivo. Sono riuscito a confermare i miglioramenti di Caorle e mi sono piazzato a metà flotta: se da un parte il poco tatticismo delle regate mi ha favorito dall'altra la mia "sindrome da birillo" mi ha penalizzato.
Ma siccome non si vive di solo vela voglio ricordare quanto bello fosse anche starsene distesi sull'erba del circolo al tramonto. Il vento che ancora soffiava ed il PDDFDT al completo che discuteva di quanto sarebbe semplice essere bravi se solo potessimo vivere in quel luogo...

La umile dimora di parte del PDDFDT - Photo by Franz

Il PDDFDT lascia sempre il segno dove passa! - Photo by Franz


